#BranniTalks: Lino

#BranniTalks: Lino

Oggi parliamo con Carla (probabilmente più conosciuta come Carlina), la mamma di Lino, un piccolo levriero italiano che ama la macchina fotografica e sta conquistando Instagram. Non solo si prendono cura l'uno dell'altra: lavorano insieme e condividono esperienze uniche. Sapevate che Lino, appena inizia un servizio fotografico, sa già dove mettersi e come posare? 

Nell'intervista di oggi Carlina mette da parte la macchina fotografica e ci racconta il suo percorso professionale, le esperienze e gli aneddoti con Lino. Svela anche il segreto delle sue splendide foto. 

Come sempre, iniziamo dalle presentazioni ;) Raccontateci qualcosa di voi

Ciao! Mi chiamo Carla, anche se molti mi conoscono come Carlina. Sono del Toro, amo gli animali, il cioccolato e l'arredamento. Ho studiato design di moda e poi mi sono specializzata in fotografia, ormai molti anni fa: non serve dire quanti, vero?... 

In ordine di arrivo, ecco la mia famiglia «molto animale». Per primo è arrivato Simón, un gatto Sphynx di 5 anni che ama ricevere attenzioni tutto il giorno. Poi ho adottato Max, per dare un fratellino a Simón e perché si facessero compagnia. Ma l'idea è stata un fallimento totale, perché non vanno molto d'accordo. Infine è arrivato Lino, il mio piccolo levriero italiano di 2 anni, fonte d'ispirazione per tutta questa avventura.

Lino è un piccolo levriero italiano. Conoscevi già la razza? Cosa ti piace di più?

La conoscevo perché mio zio ne aveva avuto uno molto tempo fa. È stato lui ad aiutarmi a cercarne uno proveniente da una buona famiglia. Mi ha dato un consiglio importante: «Non avere fretta di trovarlo: ogni cosa richiede il suo tempo e non bisogna essere precipitosi». 

Di questa razza mi piacciono tante cose: la taglia, il carattere, vederli correre, quanto amano dormire e il loro continuo bisogno di affetto. Ci sono però anche aspetti meno semplici, che è bene conoscere prima di sceglierla. I piccoli levrieri italiani sono timorosi e freddolosi, non è facile trovare un cibo che adorino, bisogna controllare il tartaro sui denti e fare attenzione alle zampe. La cosa più difficile è la pipì in casa... Naturalmente non sono tutti così, ma molti sì.

 Da quanto tempo lavori come fotografa e perché hai scelto la fotografia di cani con il tuo famoso profilo @fotografiamuyanimal? 

Alla fine mi tocca dirlo... anche se non saprei indicare una data precisa. Ho iniziato a esplorare la fotografia da piccola, fotografando paesaggi, dettagli che mi colpivano e gli animali di casa. Poi mi sono interessata all'architettura, che amo ancora oggi: edifici, forme, ombre. E anche alla fotografia di moda e ai ritratti. Lavoro ancora nella moda, ma con meno interesse rispetto a prima. 

La fotografia di animali è arrivata con Lino. Gli ho aperto un profilo Instagram e ho iniziato a pubblicare le sue foto. Prima le scattavo con il telefono, per hobby, poi sono passata alla macchina fotografica per migliorarne la qualità. Senza accorgermene mi sono innamorata di un mondo del tutto nuovo. Ho pensato che ciò che facevo con lui potevo farlo anche con altri cani, gatti o animali. È nata così «Fotografía Muy Animal».

Com'è la tua giornata? Come organizzi un servizio fotografico e quali passaggi segui?

Ogni giornata è diversa. Il bello di lavorare in proprio è che posso organizzarmi come preferisco. Di solito inizio rispondendo alle email o ai messaggi su Instagram. Programmo poi le attività da terminare o che vorrei svolgere quel giorno, come modificare le foto dei servizi o inviare le gallerie. 

L'organizzazione cambia a seconda che si tratti di servizi per privati o per marchi. Quando vengono le famiglie, scelgono il colore dello sfondo oppure seguono il mio consiglio in base ai loro cani. Hanno già scelto un pacchetto fotografico, ma possono aggiungere altre foto dopo aver ricevuto la galleria. Alcuni vogliono solo foto degli animali: consiglio sempre di farne almeno una o due insieme, per il ricordo che resterà. 

Quando arrivano in studio, è importante lasciare a ogni animale il tempo di esplorare lo spazio con musica tranquilla e bocconcini, se servono. 

Poi invio le foto alle famiglie come ricordo dell'esperienza. Sono riconoscenti e vanno via felici di avere dei cani modelli. 

Ci sono poi i servizi per i marchi. Dietro c'è un lavoro che molti non conoscono. Si parte dalla ricerca dei modelli adatti ai prodotti del marchio o del cliente. Se si lavora in studio, è importante sapere se i cani tollerano il flash. Mi servono le misure di ciascuno per organizzare i prodotti da fotografare e fissare appuntamenti in giorni diversi: non amo riunire molti animali in studio, a meno che non si conoscano. Dopo gli scatti, di solito è il marchio a scegliere le foto finali. 

Ci sveli qualche accorgimento per fotografare bene i nostri cani?

Peccato non poter aggiungere un suono qui: ne faccio uno particolare che attira molto la loro attenzione e mi permette di ottenere ottimi ritratti. Per farli guardare in camera può funzionare qualsiasi suono inatteso, purché non li spaventi, oppure frasi come «Chi arriva? Chi è? Andiamo?», mostrare un bocconcino o un gioco... Ma soprattutto, il segreto più importante è la PAZIENZA. Non bisogna innervosirsi se la prima foto non riesce: occorre esercitarsi e premiare sempre il cane quando fa bene. Così, ogni volta che tiriamo fuori la macchina fotografica, avremo creato un bel gioco: saprà che è un momento divertente, con tanti bocconcini. 

C'è un aneddoto divertente su Lino che vuoi condividere con noi?

Non so se definirlo un aneddoto, ma fa una cosa che diverte molto le persone, me compresa. Quando preparo lo sfondo in studio o prendo la macchina fotografica altrove, va subito dove sa di doversi mettere e si siede in posa. A volte sembra dire: «Bene, è ora di lavorare». Mi fa ridere tantissimo, questo Linito è proprio speciale.

Che consiglio daresti a chi desidera un piccolo levriero italiano? 

È importante informarsi prima sulla razza. Ricevo molti messaggi da persone che vogliono sapere da dove viene Lino o come sono i piccoli levrieri italiani: rispondo sempre raccontando sia i pregi sia le difficoltà. È anche fondamentale sapere a chi rivolgersi. 

Lino proviene da una famiglia privata con cui sono ancora in contatto e che visitiamo quando possiamo. Creare questo legame è stato speciale per noi e per loro, che continuano a seguire la sua vita da quando ha lasciato la loro casa. I piccoli levrieri italiani dipendono molto dalla presenza delle persone, quindi è essenziale potergli dedicare il tempo di cui hanno bisogno.

Infine, cosa ami di più di Lino? 

Lino mi ha cambiata tanto. È arrivato in un momento difficile della mia vita, un periodo di cambiamenti. Ho concentrato le mie attenzioni su di lui e questo, sinceramente, mi ha salvata. Non posso dire cosa mi piaccia di più: mi piace tutto. Lino è un essere speciale, affettuoso, buffo... è unico. 

Nora Branni

Nora Branni

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Nora è la fondatrice di Branni Pets. Si occupa della direzione creativa, disegna ogni collezione e coordina tutti i processi, affinché ogni dettaglio sia curato dall’inizio alla fine.